Area del Monte Palanzone


LE GROTTE DEL PALANZONE

Inquadramento geografico

Dominata dal Monte Palanzone e circondata dai monti di Palanzo, Preaola, Faello e Bul questa zona del Triangolo Lariano ospita uno dei più profondi complessi sotterranei lombardi.
I versanti  dei rilievi, blandi verso il Piano di Nesso, più accentuati o addirittura ripidi verso il ramo occidentale del Lario e le valli di Caglio e Rezzago, mostrano a tratti forme carsiche superficiali (doline) che in Preaola assorbono le acque convogliandole nelle sottostanti cavità. Altre forme particolari sono poi visibili nella zona degli Zucconi (Zucún) tra i monti di Palanzo e Preaola
Le grotte del Palanzone si aprono totalmente nei calcari scuri con selce del Lias inferiore (Sinemuriano-Formazione di Moltrasio) la cui origine risale a 190 milioni di anni fa.
Le pieghe orogenetiche, che qui sono rappresentate dal culmine occidentale della sinclinale di Val Nosè e dall’anticlinale del Palanzone, hanno avuto un ruolo preponderante nella formazione degli abissi che si presentano sotto forma di immensa frattura con andamento est-ovest.

Il carsismo profondo

Nell’evoluzione dei sistemi carsici profondi, anche in questa zona è stata fondamentale la presenza di significativi fatti geologici legati alle pieghe e alle fratture del massiccio calcareo.
Un esempio di cavità a forte controllo strutturale è la “Voragine degli Orsi”.
La grotta si apre in corrispondenza di una anticlinale, cioè una piega degli strati che presenta la concavità rivolta verso il basso. Al centro di questa piega, le forti tensioni a cui è stata sottoposta la roccia, hanno prodotto una fitta rete di fratture che a loro volta hanno creato una zona in cui il calcare risulta molto indebolito. La grotta, pertanto, presenta un andamento articolato dove le morfologie caratteristiche sono gli ambienti di crollo. Si tratta infatti di una sequenza di sale, pozzi e gallerie in cui la diffusa instabilità della roccia si è manifestata attraverso successivi episodi di distacco e caduta dalle pareti e dalla volta di blocchi e massi più o meno grandi che hanno profondamente modificato l’aspetto e le dimensioni degli ambienti originari prodotti per corrosione dalle acque circolanti.
A causa di quanto detto l’attività speleologica all’interno di questa grotta risulta abbastanza rischiosa tanto da far interrompere le esplorazioni delle sue parti profonde, nonostante la prosecuzione sia evidente tra pericolosi ed instabili ammassi di frana.
Lo sviluppo del complesso costituito dai due grandi abissi “Grotta Guglielmo” e “Abisso di Monte Bul”, se osservato in pianta, mostra invece un chiaro andamento Ovest-Est. Si tratta di un grande sistema di grotte impostato lungo la direzione di un fascio di fratture aventi questa giacitura. Anche in questo caso, l’azione corrosiva ed erosiva delle acque ha avuto modo di operare lungo queste vie preferenziali. L’acqua ha avuto modo di infiltrarsi molto in profondità creando veri e propri abissi in cui i pozzi sono un elemento morfologico caratterizzante. Tuttavia anche qui non mancano forme legate ai fenomeni di crollo, tra i quali è un evidente esempio la colossale Sala Proserpio (che con i suoi 70 m di altezza per 100 m di lunghezza e 40 m di larghezza costituisce l’attuale fondo dell’”Abisso di Monte Bul”, 557 m più in basso rispetto all’ingresso).
Diversamente da quanto accade in molte altre cavità che si aprono nella formazione del Calcare di Moltrasio, queste tre grotte presentano un considerevole concrezionamento che a tratti assume notevole risalto scenografico. Oltre a ciò, la grande quantità di argille residuali, dovute alla considerevole frazione non carbonatica di questa rocccia, costituisce interessanti depositi di riempimento sui quali lo stillicidio e l’erosione dell’acqua ha prodotto forme curiose che comunemente vengono definite “plastici di argilla”.
Questa zona carsica, oltre ad essere molto importante per gli aspetti storici legati alla speleologia nel Triangolo Lariano, ha restituito interessanti reperti paleontologici.
Nel 1979 durante le prime esplorazioni della Voragine degli Orsi fu rinvenuto uno scheletro di Ursus Arctos, unitamente ad altri resti ossei di età olocenica.
Già citata da Carlo Amoretti nel 1785 è stata discesa per la prima volta da Guglielmo Bressi ed altri nel 1898 sino all’orlo del secondo pozzo. Successive spedizioni (1899-1906, 1931-35, 1951-53) hanno proseguito le esplorazioni sino alla conquista del fondo (1953).
La cavità è costituita da una successione di gallerie piuttosto brevi, intervallate da pozzi di media profondità, che non superano mai i 50 m.  di gallerie sub orizzontali alternate a pozzi che conducono ai 394 metri di profondità in prossimità di una frana ove si perde il torrente sotterraneo.
Verso i 330 metri si stacca dalla frattura principale la galleria di collegamento con l’Abisso di Monte Bul.
Ulteriori diramazioni sono state percorse all’imbocco del pozzo di 50 metri e prima della frana terminale.

COMPLESSO BUL-GUGLIELMO

La cavità della Grotta Guglielmo è chiusa da un cancello le cui chiavi si possono ritirare presso il custode del Rifugio previa presentazione della tessera di appartenenza ad un Gruppo Speleologico.
La grotta fu scoperta alla fine del secolo scorso da Guglielmo Bressi, ma solo nel 1952 il Gruppo Grotte Debeiyak di Trieste riuscì a raggiungerne il fondo. Da allora la grotta è stata più volte discesa. Nel 1986 una disostruzione operata dal Gruppo Grotte Novara CAI riusciva a forzare un ramo affluente a – 350 permettendo la congiunzione con il vicino abisso del monte Bul.
La grotta è costituita da una successione di gallerie piuttosto brevi, intervallate da pozzi di media profondità (massimo 50 m.). Inizia con un pozzo di 30 m. seguito da un pozzo 10 e da un 16 ed una breve galleria che conduce alla sommità del pozzo 48; discesolo, ci si trova di fronte ad altri 4 pozzi; un'altra galleria orizzontale, ad un pozzo di 40 metri, ad altri 3 pozzi fino alla sommità dell'ultimo pozzo di 30 m.; sotto di esso, una galleria ben concrezionata si arresta in frana dopo 200 metri filtrando l'acqua che percorre tutta la grotta che a seguito di partecipazioni, aumenta notevolmente rendendo estremamente pericolosa la progressione sui pozzi.
Fin dall'ingresso l'esplorazione è riservata ai soli speleologi esperti.
Nel 1988 si è proceduto in collaborazione con i Gruppi Speleologici di Novara, Biella, Varese, GG Milano, S.C. Protei  Milano,  con la  Comunità Montana Triangolo Lariano ed il Gruppo Naturalistico della Brianza alla totale pulizia della grotta; soprattutto alla base del Primo pozzo letteralmente divenuto una discarica di rifiuti ogni genere, gettati dai numerosi escursionisti dall'in-
gresso. Ora, con la grata posta sul cancello, si spera di riuscire a fermare il diffuso malcostume di liberarsi dei rifiuti in questo modo incivile;  oltretutto,  le popolazioni rivierasche attingono acqua per uso civile dalle risorgenti di questa ed altre grotte della zona.
Nel 1976 "Bigel", simpatico cacciatore di Caslino d’Erba, segnala l'ingresso di que