Bellagio, "Perla del Lario", e il suo territorio


Quando gli immani ghiacciai quaternari che scendevano dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, dopo aver invaso un preesistente solco, incontrarono un imprevisto ostacolo nelle bastionate calcaree del Monte San Primo, furono costretti a modificare parzialmente la loro corsa. Un cuneo di rocce più dure costrinse l'enorme colata a dividersi in due, attorniando il monte. Una volta che i ghiacci si ritirarono il loro letto fu colmato dalle acque di fusione che formarono il Lago di Como con i suoi due caratteristici "rami" che si originano in corrispondenza della Punta di Bellagio, estrema propaggine settentrionale del Monte San Primo.

Non sappiamo, con esattezza, quando si stabilirono i primi insediamenti umani su questo lembo di terra. Via terra l'accesso è tutt'ora difficile, perché le sponde affacciate sul lago sono ripide, spesso rocciose e, alle spalle, s'erge la barriera non insuperabile, ma ostica del Monte San Primo. Molto probabilmente i primi uomini giunsero alla Punta di Bellagio traversando il lago, vi costruirono i primi porticcioli per la pesca e iniziarono a colonizzare le terre retrostanti.

Nelle epoche successive il piccolo borgo crebbe d'importanza rappresentando un punto strategico per il controllo della navigazione lariana e, quindi, della via di comunicazione verso il Nord, la Rezia e l'Europa. In particolare, nell'Alto Medioevo, Bellagio e il territorio dell'Isola Comacina furono al centro di notevoli eventi storici. Ma al di là di questi episodi bellici e politici, i patrizi comaschi avevano già avuto anche modo di apprezzare la tranquillità e la bellezza di questi luoghi che scelsero per erigere le loro ville. Lo stesso Plinio possedeva almeno una villa in zona, come testimonia una sua lettera ad un amico:" Mi scrivi che stai costruendo. Bene! Ho trovato chi prende le mie difese; poiché faccio bene a costruire dato che costruisco con te ed in modo non dissimile, poiché tu al mare ed io sulle rive dei Lario. Sulle rive di questo lago vi sono parecchie ville di mia proprietà ma due in modo particolare mi danno molto piacere e molto da fare. Una, alta sugli scogli, come a Bana si affaccia sul lago; l'altra costruita anch'essa secondo la moda di Bana è sulla riva dei lago. Pertanto sono solito chiamare quella Tragedia e questa Commedia; quella perché si erge quasi su coturni, questa invece sugli zoccoli. Ciascuna ha le sue attrattive; e l'una e l'altra sono maggiormente care a chi le possiede, appunto per la loro stessa diversità. Questa ha il lago più vicino, quella ne gode un più vasto tratto; questa abbraccia un unico golfo con una molle curva, quella posta su una costa prominente ne divide due; là il passaggio per le lettighe è diritto e forma un lungo viale che corre lungo la riva, qui dolcemente si incurva in una spaziosissima terrazza; quella non sente le onde, questa le infrange; da quella puoi vedere chi pesca, da questa puoi pescare tu stesso e gettare l'amo dalla tua camera e quasi dal letto come se fossi in barca".

Sui ruderi della villa "Tragedia" fu costruita una fortificazione poi rafforzata durante la guerra fra Como e Milano (1117-1128). Successivamente abbandonata, la fortificazione fu fatta demolire da Gian Galeazzo Visconti sul finire del 1400, in quanto divenuta covo di malfattori.

Il nuovo signore di Bellagio, il cremonese Marchesino Stanga, ricostruì su quei ruderi una villa-castello ove soggiornarono Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci. Nuovamente abbandonata, la costruzione fu restaurata e abbellita da Ercole Sfrondati (1559-1637) che fece costruire anche un muro di cinta, ora non più visibile, fino alla frazione portuale di Pescallo. La villa-castello passò successivamente ai Serbelloni che l'abbellirono e fecero realizzare lo splendido giardino. Diventata, in seguito, albergo di fama internazionale e poi abitazione privata, Villa Serbelloni appartiene dal 1959 alla Fondazione Rockfeller che vi organizza i suoi seminari scientifici.

La vocazione di Bellagio come località privilegiata ed esclusiva di villeggiatura ha, quindi, origini antichissime quanto illustri. Probabilmente parte di questa caratteristica fu dovuta anche alla difficile accessibilità dei luoghi che li rendeva ideali per una vacanza nella quiete e nella contemplazione. Soprattutto sul finire del '700 e per tutto l'800, Bellagio divenne famosissima e quasi tutta la nobiltà lombarda la elesse a sede delle proprie vacanze. Ma la fama della "Perla del Lario", e quella del lago di Como, era lanciata ad oltrepassare i limiti regionali per attrarre numerosi ospiti illustri da tutta Europa. Non proprio per turismo, ma per trovare un po' di tranquillità con la sua amante, soggiornò a Bellagio, in una casa all'inizio della Salita Serbelloni, il grande musicista Franz Liszt. Per stessa ammissione del musicista il periodo vissuto a Bellagio fu assai felice e ricco di motivi d'ispirazione che gli permisero di scrivere alcune delle sue opere migliori.

I magnifici hotel sul lungo lago ospitarono in epoche diverse Stendhal, Flaubert, Shelley, Twain. Fra gli illustri italiani ricordiamo Giuseppe Parini, precettore della famiglia Serbelloni (proprietaria della grande villa che ancor oggi porta quel nome), Ippolito Nievo, Arturo Toscanini e Filippo Tommaso Marinetti.

Due passi nel borgo
Lasciata l'auto in uno dei tanti parcheggi che precedono il porticciolo, si segue il Lungolago A. Manzoni fino al passaggio coperto che immette nella piazza del porto. Era, questa, la prima delle tre porte che in epoca medioevale consentivano di valicare le mura difensive del paesello. Prima del passaggio, sulla destra, si diparte la "Salita Serbelloni" che gli abitanti chiamano ancor oggi "il Fossato" poiché un tempo, al suo posto, correva il fossato del sistema difensivo medioevale. Poco dopo l'imbocco della salita, sulla destra, una grande lapide ricorda il soggiorno a Bellagio di Franz Liszt. Fra negozietti di souvenir e di prodotti artigianali locali, la scalinata sbuca in Via Garibaldi che, verso destra, porta alla chiesa di San Giacomo. La chiesa, edificata nel XII secolo, ha pianta rettangolare divisa in tre navate. Di aspetto massiccio e severo l'edificio ha subìto diversi rimaneggiamenti che ne hanno modificato moltissimo l'originaria architettura. L'annessa torre campanaria fu eretta sulle fondamenta di una preesistente torre di guardia. All'interno sono conservati un pregevole dipinto della scuola del Perugino, un magnifico altare ligneo, un crocefisso arcaico del XII secolo e un elegante ambone in "marmo di Musso". Dal sagrato della chiesa si può scendere lungo Via Roma, che riporta al porticciolo. Poco dopo aver imboccato la via si può proseguire a destra in Via Vitali che, con piacevole passeggiata, percorre in alto il promontorio di Bellagio, raggiungendo la panoramica postazione di Punta Spartivento da dove si può ammirare l'ampio e luminoso bacino dell'alto Lario coronato dai monti. Una volta tornati in paese consigliamo di "giocare" un po' perdendoVi nelle numerose viuzze in salita che ne percorrono il cuore. Nei numerosi negozietti, potrete acquistare i tipici prodotti dell'artigianato locale, i "vetri di Bellagio" o le belle ceramiche.


I dintorni della "Perla del Lario"
Lasciato il porticciolo di Bellagio prendiamo la strada che corre verso Nord, fra le mura che sostengono i giardini di Villa Melzi. Poco oltre si giunge al bivio dove si dipartono le strade per Lecco, a sinistra, e per Como, diritto. Trascurando le due direzioni principali, prendiamo una stretta strada a senso unico che si stacca a destr