Il Triangolo Lariano e i "Trovanti"


Dal Piano d’Erba a Canzo
Il Triangolo lariano è quel piccolo spicchio di terra che, a mo' di penisola, s'insinua nel Lario, determinandone i due rami, di Como e di Lecco. Separata sui due lati dalle acque del lago, questa terra non è di facile accesso neppure per chi provenga da Sud, dalla Brianza. Una catena quasi ininterrotta di cime, per lo più erbose, ma imponenti, preclude la vista verso l'interno. Unica breccia la Valassina, il solco lungo il quale scorre il Lambro, che nasce alle pendici della più alta vetta del Triangolo lariano, il Monte San Primo 1686 m posto quasi a sentinella della punta di Bellagio.

Il percorso facile che proponiamo è una sorta di tour automobilistico nel cuore di questo mondo un po' sconosciuto, ma ricco di attrattive storiche, naturalistiche e paesaggistiche.

Per prima cosa consigliamo di non seguire da subito l'una o l'altra delle due strade che penetrano nella Valassina alle spalle di Erba. Preferiamo suggerire di percorrere la carrozzabile che dalle sponde del Lago di Pusiano porta a Longone al Segrino.

Il piccolo borgo sorge sulle propaggini meridionali del Monte Alto 554 m, e può vantare antichissime origini. Ne sono testimonianza le urne cinerarie celtiche ritrovate nei pressi del Lago del Segrino, il piccolo ed oscuro specchio d'acqua situato poco ad Est dell'abitato. Altri ritrovamenti d'epoca romana, fra cui un'ara votiva dedicata al dio Ercole, confermano l'importanza del luogo.Di origini medioevali è il castello, di cui rimane la grande torre di guardia che s'affaccia sul Piano d'Erba. Longone al Segrino conobbe un periodo di prosperità quando, nel '700, venne introdotta l'industria della seta, che contribuì a modificare le abitudini di vita degli abitanti fino ad allora legati all'agricoltura e alla pastorizia. Nel '900 Longone fu scelto come località di villeggiatura da numerose famiglie della borghesia erbese e milanese. Fra le belle ville della zona ricordiamo Villa Gadda, eretta nel 1900 dal padre dello scrittore Carlo Emilio.

Lasciato Longone al Segrino alla volta di Canzo, si arriva in breve sulle sponde del Lago del Segrino, minuscola gemma profondamente incastonata fra i boschi della costiera Monte Alto-Monte Scioscia ad Ovest e del Monte Cornizzolo ad Est. Il laghetto è circondato da un anello che permette ai numerosi amanti dell'attività all'aria aperta di passeggiare, correre e allenarsi, anche se, a volte, le petulanti oche che lì abitano, sembrano non gradire intrusi. Il piccolo lago chiamato anticamente Fons-Sacer, è stato più volte ricordato nelle opere di scrittori famosi come Stendhal nel suo "Giornale di viaggio in Brianza" e Ippolito Nievo nella novella "La pazza del Segrino". Il Fogazzaro in una lettera ad un suo amico rivela invece che: "& realmente il lago di Malombra è il piccolo Segrino". Lasciato il lago, una breve e stretta vallecola ci porta nella conca dove sorge Canzo, il capoluogo del Triangolo lariano, sede della locale Comunità Montana e città natale di Filippo Turati.

Il borgo sorge alla confluenza della Val Ravella che da Est scende dai Corni di Canzo, per congiungersi con la Valassina. Dirupati versanti montuosi, segnati da falesie di roccia calcarea, circondano quasi completamente l'abitato. Anche Canzo vanta origini antiche, risalenti addirittura alla preistoria. I residui della lavorazione di pietre silicee trovati in zona, pongono il luogo come uno dei primi insediamenti umani a Nord del Po. Dal "castello", ora occupato da un albergoristorante, si gode una magnifica vista sul paese e si può facilmente accede alle fonti Gajum, da cui si ottiene l'omonima acqua minerale. Le fonti si trovano allo sbocco della Val Ravella e vi si accede seguendo la st