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Area del Pian del Tivano


LE GROTTE DEL PIAN DEL TIVANO

Carsismo superficiale
 
I processi geomorfologici che hanno interessato questa porzione di territorio non hanno esposto evidenti affioramenti rocciosi. Pertanto,  non è possibile ritrovare morfologie di corrosione tipiche dei calcari quali, ad esempio, i campi solcati. Ad una osservazione più attenta, però, si individua la presenza di molte forme carsiche associate all’assorbimento delle acque, quali doline ed inghiottitoi. Tra le doline più evidenti, da segnalare il grande sprofondamento presso l’alpe di Torno. Molto interessanti, inoltre, sono le forme presenti nella zona centrale del Pian del Tivano, chiaro indizio di una intensa attività di drenaggio sotterraneo delle acque che vi si raccolgono. Il fenomeno è ben rappresentato dal Buco della Niccolina che inghiotte le acque del Piano riversandole verosimilmente nelle Grotte di Zelbio e quindi nelle sorgenti di Nesso e nel lago.

Le grotte
 
La struttura a sinclinale (piega) unitamente alla litologia del substrato calcareo hanno condizionato in maniera profonda la circolazione delle acque nel sottosuolo. Come esempio rappresentativo di ciò che accade nella zona del Tivano, possiamo immaginare di versare dell’acqua lungo le pagine di un libro , appoggiato sul dorso e tenuto semiaperto: l’acqua si infila tra le pagine, scorre lungo la superficie di ciascuna pagina fino a raggiungere la parte centrale del libro. Se il libro viene inclinato, l’acqua che si è raccolta al centro scorrerà ed uscirà nel punto più basso. Seguendo un modello molto simile, l’acqua piovana e quella di fusione della neve si infiltra seguendo le discontiniuità della roccia, rappresentate dalle fratture e dai giunti di strato, scorrendo poi lungo i fianchi della piega fino a raggiungere la zona di cerniera della sinclinale . La zona di chiusura della piega è generalmente un’area sottoposta a forti stress di tipo meccanico a cui sono associati fasci di fratture longitudinali. Queste fratture hanno controllato l’impostazione di gallerie orientate come l’asse della piega  (il dorso del libro) che fungono da collettori per le acque che confluiscono dai fianchi. Grossomodo, l’asse di questa sinclinale ha un decorso est-ovest, posizionato leggermente a Nord del Pian del Tivano. Il fianco Nord è costituito dalle pendici del monte San Primo, mentre il fianco Sud, dai versanti dei monti Falo e Preaola. Inoltre la piega appare più aperta verso la Colma di Sormano, mente tende a chiudersi verso Ovest (Nesso).I sistemi carsici della zona rispecchiano molto bene la struttura geologica, sebbene non manchino le eccezioni. Tuttavia, è possibile affermare che lungo i versanti che delimitano a Sud il Pian del Tivano, si sviluppano grotte che scendono con direzione Nord, inclinate secondo la giacitura degli strati. Lungo i versanti che limitano a Nord il Piano, invece, le grotte hanno un andamento simmetrico e cioè si sviluppano verso Sud. Al centro, infine, praticamente sotto alla piana, si sviluppano imponenti condotte percorse da fiumi che raccolgono le acque di queste grotte e le conducono verso il lago. All’interno delle grotte, per via della particolare natura litologica del calcale di questa zona, le concrezioni sono piuttosto rare . Le forme più comuni, invece, sono spettacolari condotte a sezione ellittica o subcircolare formate da importanti scorrimenti idrici, unitamente ad ampi saloni di crollo e pozzi. Inoltre si ritrovano anche morfologie erosive come forre e marmitte dovute all’azione dei torrenti sotterranei . La presenza di depositi di argille, ciottoli, ghiaie e sabbie, talvolta cementati da crostoni di calcite, testimoniano diverse fasi di riempimento e svuotamento delle condotte che permettono ai geologi di stabilire precise relazioni con il clima del passato. L’esplorazione di questo fitto sistema carsico spetta agli speleologi: tuttavia l’estensione delle grotte, la presenza di corsi d’acqua con portata che può aumentare pericolosamente per le piogge o il disgelo, i passaggi angusti ed sifoni, mettono a dura prova chi si vuole misurare con queste grotte.

ABISSO CIPPEI

La grotta fu segnalata nel 1961 come pozzetto non catastabile. Nel 1979 speleologi del G.G. Milano disostruirono l'angusto passaggio accedendo alle parti profonde dell'abisso. Nel corso dell'anno successivo la cavità fu esplorata fino all'attuale fondo. Successivamente una colorazione effettuata al suo interno dimostrò  la relazione tra essa ed i rami di Piaggia Brutta della Grotta presso la Capanna Stoppani. Le recenti esplorazioni evvenute in queste zone hanno ridotto la distanza tra le due grotte a poche decine di metri.

All'interno dell'abisso di monte Cippei è presente una grossa verticale impostata su frattura,  profonda 91 metri che fino all'esplorazione dell'abisso l'Altro Mondo avvenuta nel 2004, rappresentava il pozzo più profondo dell'intera area.

BUCO DELLA NICCOLINA

Il Buco della Niccolina è il fenomeno carsico più evidente dell'intera area ed è noto da sempre, tanto che nei suoi pressi furono ritrovati reperti risalenti all'epoca romana . Anche il  nome della grotta è legato ad una antica  leggenda che la voleva dimora di una strega, la Niccolina appunto.
Fino al 1981 della grotta erano comunque note solo poche centinaia di metri, purtroppo ricchi di accumuli di rifiuti di ogni tipo. In quell'anno venne superata la frana terminale ad opera di speleologi del G. G. Milano che, insieme a G. S. Lecchese, G.S. Comasco, G.S. Malo e A. S. Comasca   nei due anni successivi esplorarono la gran parte della  cavità. Nel 1985 venne raggiunto l'attuale fondo costituito da un sifone. Da allora sono state effettuate diverse esplorazioni che hanno portato lo sviluppo complessivo a sfiorare i 5 Km.
Il Buco della Niccolina è il principale inghiottitoi del Pian del Tivano ma, al contrario di quello che si potrebbe credere le gallerie al suo interno si sviluppano da ovest verso est. Le acque circolanti all'interno della grotta quindi sembrerebbero allontanarsi dalle risorgenze di Nesso indirizzandosi verso la valle del Lambro. In realtà allo stato attuale delle conoscenze non si può affermare con certezza dove vengano a giorno.

COMPLESSO TACCHI - ZELBIO

Gli ingressi delle grotte Tacchi e Zelbio sono noti da sempre agli abitanti del luogo in quanto si aprono a poche decine  di metri dal centro abitato tra i terrazzamenti adibiti in passato all'agricoltura. Il primo in particolare era noto con il nome di "Uregin del mar" a causa dei rumori provocati dalle correnti d'aria nella strettoia iniziale, il secondo invece fu utilizzato tra gli anni '40 e '50 del secolo scorso come deposito per la carne ad opera del macellaio di Zelbio.
I primi pionieristici tentativi di esplorazione avvennero negli anni '30 del secolo scorso ad opera di speleologi comaschi e milanesi. Dopo la pausa bellica le esplorazioni ripresero con maggior intensità. Nel 1958 venne raggiunto il primo sifone a monte nella grotta Tacchi e nel 1961 una secca eccezionale permise agli speleologi comaschi di percorrere le vaste gallerie a monte. Negli anni  '70 venne raggiunto il fondo d

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