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Percorso storico e delle attività estrattive



 Percorso storico e delle attività estrattive

L'itinerario segue gran parte dell'antica strada che collegava Torno a Molina e rappresenta quindi un segmento del Percorso che univa, lungo la sponda orientale del lago, Como a Bellagio. Aveva un'importanza locale con importanti punti di approdo per i traffici commerciali collegati alla sponda opposta del Lario, meglio servita dalla più importante strada Regina. Per questo motivo le comunità della sponda orientale erano tenute alla manutenzione dell'arteria viaria principale situata sulla riva opposta. Si consiglia di effettuare il percorso in primavera o autunno. Tempo di percorrenza: ore 1. Dislivello m 100

Il percorso può essere iniziato sia da Torno sia da Faggeto Lario, frazioni Riva o Molina.

Da Riva di Faggeto si prende la mulattiera che porta a Molina sino alla località S. Margherita-Cimitero. Arrivati alla SP 43 si percorrono trenta metri a destra e si prende il sentiero che sale sulla sinistra.
Da Molina si scende lungo la mulattiera per Riva sino alla Cappella di S.Rocco e da lì a sinistra si costeggia un muro di sostegno sino al bivio con il sentiero che proviene dal punto precedente.
La descrizione del percorso la riferiamo al tracciato da Torno, più facilmente percorribile e con minori dislivelli.
Dalla piazzetta del Pozzo si segue la via per Molina sino alla località il Mulino ove si incontra la SS 583 che va seguita per circa 400 metri, oltrepassando la portineria della Villa Pliniana (di proprietà privata e attualmente non visitabile, anche perché in attesa di restauri).
 

Villa Pliniana


Famosa per la sua storia e la sua architettura, sorge in un'insenatura poco distante da dove la "valle del Colore" si getta nel lago con una cascata di circa 70 metri. Costruita dal 1574 al 1577 dal conte Giovanni Anguissola, governatore di Corno, fu poi proprietà dell'erede Giulio Anguissola, dei Visconti Borromeo, dei Canarisi, di Emilio Belgioioso e poi dei suoi discendenti Trotti Bentivoglio e Valperga di Masino.
Dal 1993 è proprietà di una società privata. Il suo nome deriva dai due Plini che furono i primi a descrivere la fonte intermittente ivi esistente. Plinio il Vecchio la cita nella Naturalis Historia mentre Plinio il Giovane racconta della fonte del suo caratteristico fenomeno di crescita e di diminuzione ripetuto tre volte al giorno in una sua lettera a Licinio Sura. In tale lettera Plinio fa riferimento anche ad un piccolo locale, vicino alla fonte, adatto a pranzare. Di esso non ne rimane traccia ma rappresenta un ulteriore indizio della presenza romana nel territorio.
L'architettura della villa Pliniana è maestosa e severa in tutti i suoi particolari: facciata con quattro ordini di aperture, loggia dorica a tre arcate retta da colonne binate, finestre del piano nobile sormontate da timpani spezzati, finestre del piano superiore quadrate ed elegantemente incorniciate, saloni e pavimenti a mosaico, soffitti a cassettoni e fasce dipinte con ritratti dei personaggi legati alla storia della Villa. Alcuni particolari simili al palazzo Natta di Como e al palazzo Gállio di Gravedona fecero attribuire i progetti costruttivi a Pellegrino Tibaldi detto "Pellegrini": l'ampia analisi di Stefano Della Torre porta invece ad attribuirla a Giovanni Antonio Piotti, architetto di Vacallo.
È auspicabile che il previsto restauro renda possibile la visita ad un monumento universalmente conosciuto e che ospitò poeti, scrittori, musicisti, scienziati, condottieri e monarchi.
 

Ne citiamo solo alcuni: Byron, Foscolo, Shelley. Stendhal, Liszt, Bellini, Rossini, Volta, Napoleone, Francesco I, Margherita di Savoia.
Quasi al termine del rettilineo, si imbocca la stradina in salita sulla destra che porta al ponte in pietra sulla valle del torrente Coloré, in cui le acque scorrono incassate in una profonda gola danno luogo a una serie di cascate.
Sulla destra si raggiunge un ponte in legno e si prosegue sino al casello dell'acquedotto: ivi inizia la salita verso l'area di lavorazione dei trovanti.
Da osservare la struttura della strada, sostenuta da un imponente muro costruito a secco con spezzoni e blocchi di granito, che serviva a trasportare sino alla provinciale i prodotti della lavorazione dei trovanti (pilastri, architravi, soglie, stipiti, blocchi vari).
Ampie tracce di tali materiali, in diversi stadi di lavorazione, si possono osservare lungo il tracciato.
Alla confluenza di due piccoli rami del torrente è conservato un grosso trovante con evidenti tracce di lavorazione. Nella parte superstite il blocco presenta un volume di mc 300 ed un corrispondente peso di t 1500.
Ritornati al ponte in pietra si prosegue verso Molina, attraversando una zona oggi boscosa ma una volta ampiamente utilizzata a scopi agricoli, come testimoniano i terrazzamenti ancor oggi visibili e la presenza di cascine con struttura in pietra a secco e tetti in piode.
Arrivati ad un bivio si può scendere a sinistra (collegamento con la frazione Riva di Faggeto) oppure proseguire passando a fianco di un muraglione in cemento sino alla Cappella di S. Rocco (collegamento con la mulattiera per Molina).

Chiesa di S.Margherita


Secondo la tradizione in località Pianella esisteva l'antico insediamento di Molina prima del suo spostamento più a monte forse per motivi di maggior sicurezza nei sec: XV e XVI a causa delle guerre e delle rappresaglie che coinvolgevano i Tornaschi, Comaschi e Nessiesi oltre alle alla rivalità tra guelfi e ghibellini. I ritrovamenti archeologici testimoniano l'antichità del luogo: tre massi avelli distrutti nel 1860 per la costruzione della strada ed una tomba, probabilmente tardo romana, rinvenuta nel 1906. La chiesa attuale di Santa Margherita risale al XVI secolo; della fase romanica conserva il campanile (sec. XI) ed alcuni tratti murari. Particolarmente significativo il lacerto di affresco dell'Ultima Cena visibile sul lato esterno N, a destra entrando dal cancello del cimitero.
Il recente restauro ha permesso di consolidare quanto rimaneva del dipinto del XIII secolo e mettere in luce una finestrella ad arco con decorazioni.
Le figure ancora ben riconoscibili oltre a Gesù sono l'Apostolo Giovanni (a destra), Pietro e Giuda (a sinistra). Singolare la parte dipinta della tavola con stoviglie e piatti con pesci (luccio e torse agone).
Secondo lo studio di Oleg Zastrow la chiesa nella sua ristrutturazione del XVI secolo dovrebbe essere stata ruotata di 90° e l'affresco era sito sopra l'ingresso principale di S. Margherita, lungo la strada, oggi non più esistente, che portava alla frazione Canzaga di Pognana. Solo una seria indagine archeologica potrà chiarire l'originario impianto di S. Margherita.
II campanile romanico si presenta molto alto e slanciato con tre ordini di bifore: fungeva sicuramente da punto di avvistamento e di collegamento segnaletico con altre strutture similari o altre torri esistenti nell'ambito lacuale (torre di Palanze, chiesa di S.Giovanni di Torno).
AI bivio tra la SP 43 e la Statale è ancora attiva una cava per I'estrazione e la lavorazione del cosiddetto sasso di Moltrasio.
Altra è in funzione a Pognana.
Abbandonate invece quelle sopra Moltrasio, ancora ben visibili osservando la montana da Torno o da Fagget

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