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Il Sasso Malascarpa
Luoghi: Canzo

Classificazione: Riserva Naturale parziale di interesse geomorfologico e paesistico
Comunità Montane: Triangolo Lariano, Lario Orientale
Provincie: Como, Lecco
Superficie: 196, 55 ha
Altitudine: 650-1200 m s.l.m.
Istituzione: Delib. Consiglio Regionale n.1967 del 6 marzo 1985
Ente gestore: ERSAF - ERBA (CO) Via Adua, 2 . Tel:02.21055.451

Posta al margine sud-orientale del Triangolo Lariano, l'area della Riserva Naturale Sasso Malascarpa comprende la zona culminale situata a cavallo della cresta che collega il Monte Cornizzolo ai Corni di Canzo. Una parte notevole del suo territorio (circa la metà), situata sulla sinistra orografica del torrente Ravella, ricade all'interno della Foresta Demaniale Regionale dei Corni di Canzo, mentre la porzione più orientale è anche compresa nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale San Tomaso, la cui proprietà e gestione è a carico della Comunità Montana Lario Orientale. La Riserva rappresenta una delle zone di maggiore interesse geologico, geomorfologico e paleontologico della Lombardia. Le formazioni rocciose presenti nella Riserva, che si possono considerare rappresentative di tutta la zona, sono costituite da rocce sedimentarie di natura carbonatica, formatesi in ambienti continentali e poi lagunari del Mesozoico, che, in seguito ai movimenti orogenetici che hanno portato al sollevamento delle Alpi, sono state qui deformate da vistose pieghe con andamento est-ovest. Queste rocce carbonatiche contengono numerosi organismi marini fossili, tra cui madrepore, che appaiono come piccoli alberi ramificati (visibili nella zona di Valmadrera, nei calcari più antichi al cuore della piega geologica), Ammoniti, ovvero molluschi dalla conchiglia a spirale piana (rinvenibili nel Rosso Ammonitico Lombardo alla colma di Val Ravella), e sopratttto i Conchodon, grossi Molluschi Lamellibranchi visibili soprattutto nella parte culminale dell'area, nel Calcare di Zu. L'inconfondibile forma "a cuore" di questo fossile è diventata oggi il simbolo della Riserva. Se questi fenomeni geologici antichi hanno determinato l'ossatura rocciosa della zona, altri avvenimenti geologicamente più recenti hanno modellato l'aspetto del paesaggio, rendendolo molto caratteristico e peculiare. Grande importanza ha avuto per la morfologia di quest'area l'azione di modellamento da parte delle acque meteoriche. Infatti le acque dilavanti (di ruscellamento) rese aggressive dall'anidride carbonica in esse disciolta, hanno esercitato e continuano tuttora ad esercitare un'azione di dissoluzione delle rocce di natura carbonatica, dando luogo a particolari aspetti geomorfologici che nel loro insieme prendono il nome di "carsismo". Sulle bancature della roccia orizzontali o in lieve pendenza, dove la velocità di scorrimento dell'acqua risulta modesta, questa azione chimica ha determinato la formazione di fessure strette e profonde nella roccia. Queste strutture, che costituiscono un esempio tipico di un carsismo di superficie, sono dette nel loro insieme "campi solcati" o "campi carreggiati", perché il loro aspetto ricorda quello delle impronte lasciate dalle ruote di un carro sul terreno. Anche dal punto di vista botanico il territorio della Riserva Naturale merita particolare attenzione. La sua collocazione geografica, la morfologia dirupata, la natura pcalcarea delle rocce e le particolari vicende del territorio durante le glaciazioni, hanno determinato la presenza di molti specie vegetali particolarmente interessanti, in particolare quelle endemiche, tipiche della fascia insubrica dei laghi prealpini, come la campanula dell'Arciduca, l'erba regina, l'aglio insubrico ed il raponzolo chiomoso. La peculiarità delle specie endemiche è quella di essere presenti solo in areali molto ristretti, a causa della selezione naturale avvenuta soprattutto durante i periodi delle glaciazioni. Gli ambienti vegetazionali della Riserva sono riconducibili a tre grandi tipologie. L'ambiente rupicolo, con le formazioni tipiche delle rupi calcaree, è quello in cui si trova la più alta concentrazione di specie endemiche. L'ambiente prativo è caratterizzato dalle praterie secche di crinale, che costituiscono il risultato dei disboscamenti e degli sfalci operati in passato dall'uomo. Negli ultimi decenni, però, la diminuzione delle attività pastorali ha consentito l'espansione del bosco, mettendo a rischio ciò che oggi viene considerato un habitat naturale di grande interesse per la sua ricchezza floristica e faunistica (soprattutto Insetti ed Uccelli). Infine l'ambiente boschivo, in cui si riconoscono le faggete, pure o miste, con faggio, acero e frassino e, a quote inferiori, con esposizioni favorevoli, i boschi termofili con carpino, roverella e bagolaro. Le conifere (abete rosso, larice e pino nero) che si ritrovano fitte lungo il versante alto della Val Ravella sono tutte di impianto artificiale e, per la zona della Riserva, possono essere considerate "specie esotiche".

Curiosità

Secondo alcuni cultori di "cose locali", la denominazione italiana "Sasso Malascarpa" sarebbe fasulla, una storpiatura del vero nome dialettale "Sass de la mascarpa". Pare che l'etimologia di questo termine tragga origine dal longobardo "masca" (strega) e dalle tradizioni popolari che legavano rocce e sassi dalla forma particolare a elementi negativi e pericolosi. La forma stessa del Sasso, che appare come una ciclopica muraglia rocciosa, avrebbe suggerito l'intervento di qualche forza oscura per la sua costruzione. Pure le due valve a forma di cuore dei Molluschi fossili Conchodon erano interpretati come impronte lasciate dagli zoccoli di cavalli cavalcati dalle streghe che, secondo le dicerie, erano solite lanciarsi in diaboliche cavalcate su queste impervie pareti. Il termine "mascarpa", secondo alcuni potrebbe essere da ricollegarsi anche alla produzione presso gli alpeggi della "mascherpa", ricotta tipica della Lombardia; anche in questo caso c'entretrebbe l'intervento soprannaturale, a cui gli antichi potrebbero essere ricorsi per spiegare il fenomeno, per loro incomprensibile, della cagliatura del latte. L'uomo da sempre ha occupato il territorio corrispondente all'attuale Riserva Naturale Sasso Malascarpa; ne sono testimonianza i ritrovamenti di resti di accampamenti di cacciatori del Neolitico nella zona del Monte Cornizzolo - Rifugio Marisa Consiglieri, confinante con la Riserva.

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