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MONUMENTO NATURALE "FUNGHI DI TERRA" DI REZZAGO
Luoghi: Rezzago

Altitudine: 701 m s.l.m.
Istituzione: Delib. Giunta Regionale n. VII/13940 del 1 agosto 2003
Ente gestore: Comunità Montana del Triangolo Lariano Via Vittorio Veneto, 16 - 22035 Canzo (CO) Tel: 031/672000 

I "Funghi di terra" (chiamati nel dialetto locale "Fung de tera") di Rezzago si trovano sul fianco destro del  vallone percorso dall'omonimo torrente affluente del Lambro.
Queste strutture, note anche con il termine scientifico di "piramidi di erosione", si formano a causa dell'azione erosiva delle acque di ruscellamento su terreni morenici, costituiti da materiali grossolani - massi, ghiaie e sabbie - dispersi in una matrice sabbioso-limosa molto friabile, lasciati dai ghiacciai quaternari al loro ritiro. In particolare, la conca di Rezzago - scavata entro formazioni calcaree sedimentarie mesozoiche - è caratterizzata da un notevole riempimento di materiale morenico testimonianza degli ultimi eventi glaciali, di cui la parte più cospicua risale a quello più recente, il cui massimo è datato attorno a 20.000 anni fa.
Il dilavamento continuo, causato dalle acque piovane di ruscellamento, determina una continua e progressiva demolizione della morena, asportando facilmente soprattutto il materiale a granulometria più minuta. Invece, in corrispondenza dei grossi massi, le acque dilavanti sono costrette a deviare il loro corso; così alcuni grandi pietre hanno protetto il materiale sottostante dall'azione delle acque, mentre tutto il materiale intorno è stato eroso. Sono nati così i "Funghi di terra": monumenti naturali costituiti da colonne di terra compattata e sovrastate da un masso che forma il "cappello". Con il passare del tempo queste strutture si allungano e si assottigliano sempre di più, finché, crollato il "cappello" che le proteggeva, rimane la colonna di materiale minuto esposta agli agenti atmosferici, che viene così rapidamente erosa. Nel frattempo, per lo stesso processo, può ricominciare la formazione di nuove strutture simili. Lungo il percorso che attraversa il Monumento Naturale si possono osservare un certo numero di queste strutture, alcune ben formate (ora ridotte a due, dopo il recente crollo di un terzo fungo) e particolarmente interessanti, altre più modeste e ancora nei primi stadi di formazione.
La zona è occupata da un bosco misto un tempo tenuto a ceduo, con robinie, noccioli, carpini, querce, frassini e con sottobosco relativamente povero: al termine del sentiero che percorre il Monumento Naturale si arriva al magnifico castagneto di Enco, uno dei più famosi e pregiati del Triangolo Lariano.

Curiosità

La formazione di queste strutture geomorfologiche è un evento piuttosto eccezionale, che avviene per l'interazione tra diversi fattori geologici e climatici; in particolare soprattutto ai bordi delle Alpi. In Italia si hanno altri esempi molto noti di piramidi di erosione in Piemonte (Villar S. Costanzo), in Lombardia (Zone, Postalesio - tutelate come Riserve Naturali regionali), in Trentino Alto Adige (Segonzano, Perca). Curiose e molto varie sono le denominazioni locali che questo fenomeno assume localmente: in Valle d'Aosta vengono detti "Muraglie del diavolo", nel cuneese "Ciciu" (pupazzi), nel bresciano "Grote" (luoghi scoscesi), in Trentino "Omeni". In Francia i nomi sono più suggestivi, come "Fees" (Fate), "Nonnes" (Monache), "Demoiselles coiffees" (signorine incappucciate). In molte zone delle Alpi la fantasia popolare ha elaborato antiche storie e leggende di Santi, diavoli, folletti, maghi e streghe che attribuisc

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