Itinerari nel Triangolo Lariano
Per chi proviene da Como, dalla Brianza o dal territorio lecchese, l’area pedemontana si presenta come un susseguirsi di centri abitati che si sviluppano dalla pianura aggrappandosi alle falde delle alture circostanti, in posizione difensiva come vedette poste a proteggere il territorio che si estende alle loro spalle. Nel passato questi centri ebbero una notevole importanza strategica, ancora palese, ad esempio, nel caso di Castelmarte. Immediatamente fuori Como incontriamo Brunate: nota come "il balcone delle Prealpi", Brunate ha origini lontanissime, probabilmente celtiche. La sua storia è ancora oggi influenzata dalla vicinanza di Como, che l’attrasse ben presto nella propria orbita come località di grande importanza strategica. Nel Medioevo Brunate si costituì a Libero Comune (seconda metà del XII secolo) ma la sua indipendenza fu di breve durata, risultando nel 1240 di nuovo annessa a Como. Nel XIX secolo divenne un’apprezzata località di villeggiatura, come attestano le numerose ville che punteggiano il territorio comunale; un ulteriore incentivo allo sviluppo turistico fu dato dalla costruzione della funicolare, inaugurata alla fine dell’Ottocento. L’opera, per quei tempi assai ardita, fu realizzata su progetto dei fratelli Villoresi, ingegneri: la funicolare è lunga 1075 metri e copre un dislivello di 495 metri con una pendenza media che varia dal 46 al 55,10 %. Giunti a Brunate si può godere di uno splendido panorama che abbraccia un ampio territorio, dalle alpi svizzere alla pianura lombarda e piemontese. Numerosi sono inoltre i monumenti d’interesse storico ed artistico (il Faro Voltiano, il quattrocentesco Oratorio di Villa Alfieri, già monastero benedettino, la parrocchiale, le ville) e molte e varie le possibili mete d’escursione. Fra gli itinerari ricordiamo la cosiddetta "dorsale del Triangolo Lariano", percorso in quota che attraversa l’intero Triangolo.
Fra le manifestazioni organizzate a Brunate ricordiamo la "Festa del Narciso", che ricorre nel mese di maggio; due le feste patronali: quella di San Maurizio si celebra nella seconda domenica di settembre mentre la festa di Sant’Andrea ricorre in inverno, il 30 novembre.
A poca distanza da Como e Brunate sorge Tavernerio, costituito dall’unione di numerosi abitati molto antichi, come dimostrano i toponimi delle località, di derivazione gallica. L’abitato di Tavernerio sembra però essersi sviluppato in epoca romana ed il suo nome allude alla presenza di una "mansio" o "taberna", un luogo di sosta per truppe e viandanti. Dai reperti rinvenuti è attestato un "Collegium centonarium" (ovvero una associazione di produttori di tessuto di lana) ed è confermata la presenza di famiglie notabili comasche e milanesi che probabilmente avevano qui le loro residenze di villeggiatura.Alla fine del XII secolo vi venne edificato un Castello, poi distrutto dalle milizie milanesi; la parrocchiale, dedicata a San Martino, pare sia sorta nel Duecento sulle rovine del Castello. Molto interessante anche il Santuario di San Fereolo, edificato sopra un nucleo trecentesco: il Santuario si trova nella valle formata dal torrente Tisone ed ogni anno si anima in occasione della festa del Santo (maggio/giugno). Fra le curiosità ricordiamo la "tavola a mulino" con inciso una sorta di gioco della dama, che si trova sul muro del piazzale della parrocchiale ed i caratteristici murales che i ragazzi delle scuole medie espongono ogni anno in località Rovascio.
Continuando sulla strada in direzione di Erba s’incontra Albese con Cassano: è un Comune unico formato nel 1926 dall’unione delle due località, un tempo divise all’altezza della chiesetta romanica di San Pietro, visibile percorrendo la vecchia provinciale per Como. I due toponimi sono di derivazione latina ma i reperti rinvenuti confermano la presenza dell’uomo nel territorio a partire dall’età del ferro. Ridente località collinare, Albese fu un paese agricolo con una forte presenza artigianale: numerosi erano qui i grottisti-mosaicisti e gli abili giardinieri, la cui attività si sviluppò certo grazie alla presenza di numerose ville, erette nel territorio tra il XVII ed il XVIII secolo: il Palazzo Parravicini (risalente al XVI secolo), le settecentesche Ville Bassi ed ex-Pontiggia (detta "curt di Munfarèt"), Villa Odescalchi, Villa Guaita, Villa Greppi e la villa chiamata "la Galetera", fatta costruire dalla nobile famiglia Meroni. Belle anche la settecentesca Parrocchiale e la piccola Chiesa barocca dedicata a Sant’Elisabetta. Fra le Manifestazioni ricordiamo il Festival della Canzone, la Festa in Valle (mesi di giugno/luglio) ed il Palio dei Rioni, a scadenza biennale.
Albavilla fu costituita a Comune nel 1928 unendo i paesi di Carcano e Villalbese, l’uno ricordato per le sue origini romane e l’altro per essere stato sede di un Castello e luogo originario di una potente, omonima famiglia feudale. Nei dintorni di Carcano si svolsero alcuni scontri fra i Comuni e le truppe del Barbarossa ed i vincitori distrussero il Castello. L’attuale sede parrocchiale di San Dionigi in Carcano fu costruita sulle rovine di quell’antica costruzione; l’altra Parrocchia, San Vittore in Villalbese, risale al XVI secolo. Il territorio comunale si estende dal Lago di Alserio al Monte Bollettone: numerose le mete d’escursione, fra le quali ricordiamo l’Alpe del Viceré (in onore del Viceré del Regno d’Italia napoleonico, Eugenio di Beauharnais). Fra gli edifici di pregio artistico si segnalano la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Corogna, la Chiesetta di Loreto a Molena e l’Oratorio di Saruggia. Fra le Manifestazioni la Festa della Giubiana ricorre l’ultimo sabato di gennaio; in febbraio si festeggia il Carnevale Ambrosiano mentre a maggio si celebrano la Festa di San Vittore e la Festa del Monte Bolettone; in estate, oltre agli appuntamenti estivi si festeggiano, in agosto, San Rocco e la Madonna di Loreto. La seconda domenica di settembre ricorre la Festa della Madonna della Rosa mentre in ottobre la Festa dell’Uva e la Festa di Saruggia.
Cuore industriale e commerciale dell’area pedemontana Erba ha ottenuto nel 1970 il titolo di Città. Abitato fin dall’epoca preistorica il territorio comunale comprendeva, in epoca romana, i villaggi di Herba e di Liciniforum, oggi Incino. Nel Medioevo vi sorgevano due Castelli: uno, ad Erba Alta, è ancora chiaramente localizzabile grazie alla presenza di alcuni ruderi, l’altro si trovava nell’attuale Villincino, dove ora si notano una Torre e l’antica Pusterla. Le vicende storiche della città sono piuttosto complesse, ricche di avvenimenti e ripetuti attacchi e tentativi di distruzione da parte delle truppe guidate dai Visconti e dai Torriani. Borgo molto ricco, possedeva chiese e conventi ed era fervido di attività, che però subirono gravi contraccolpi a causa dei gravami imposti dai dominatori spagnoli. Sotto la Casa d’Austria Erba conobbe un nuovo periodo di sviluppo ed il suo territorio si popolò di splendide ville. Nuovi vantaggi vennero alla città con l’apertura del collegamento ferroviario con Milano (1879). L’attuale Comune si è costituito con la progressiva aggregazione dei Comuni di Erba, Incino, Buccinigo, Cassina Mariaga, Crevenna, Arcellasco e Parravicino: questo processo avvenne tra il 1906 ed il 1928.
Simbolo della città è la Torre d’Incino, eretta tra X ed XI secolo presso l’antico foro romano; il centro romano e medievale dell’abitato era Villincino, che ha ancora oggi conservato in parte l’antico aspetto. Risale all’epoca medievale anche la chiesa di Sant’Eufemia, che conserva opere d’arte d’epoca romanica e carolingia; inoltre, nell’area antistante la chiesa recenti scavi archeologici hanno portato alla luce le fondamenta del Battistero altomedievale dedicato a San Giovanni Battista. Fra le numerose chiese ed Oratori segnaliamo l’Oratorio di San Bernardino, ornato da affreschi quattrocenteschi, l’Oratorio di San Pietro a Buccinigo, con affreschi eseguiti tra il XIV ed il XVI secolo, e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, affrescata da immagini ispirate al Luini. Fra le ville ricordiamo la Villa Amalia, proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Como, e la Villa Majnoni, ora Sede Comunale, circondata dal suo antico parco oggi aperto al pubblico e limitrofo al parco Comunale del Licinium, dove si trova l’omonimo Teatro all’aperto ed il Monumento ai Caduti progettato da Giuseppe Terragni. Manifestazioni tipiche di Erba sono in giugno la Festa del Pane, in settembre le Feste dei vari rioni ed in ottobre il Masigott.
Da Erba ci si può dirigere verso Canzo, penetrando all’interno del Triangolo Lariano. Si arriva così a Ponte Lambro, posto sull’estremo limite nord-occidentale del pian d’Erba. I primi insediamenti, rintracciati grazie a scavi condotti in località Cascina Schieppo, risalgono alla tarda epoca romana; il ponte sul Lambro, che ha dato nome all’abitato, fu inizialmente una semplice struttura lignea, poi ricostruito in pietra nel corso del Medioevo. Lungo il Lambro si svilupparono nei secoli varie attività e sorsero mulini, una fucina, le cartiere e le manifatture tessili, che portarono ricchezza e benessere agli abitanti. Nel Medioevo sorgeva in territorio comunale un Castello, del quale rimane ancora oggi una Torre. Si possono ammirare l’antico Convento e la Chiesa dei Padri Serviti, dedicata a San Bernardo (XVII secolo), e la bella Parrocchiale dalla monumentale scalinata. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Festa di Mazzonio, la quarta domenica di Maggio; l’"Artificium", che ricorre la quarta domenica di giugno e la Sagra di Lezza, la terza domenica di settembre. Proseguendo si può salire verso Castelmarte, piccolo agglomerato di case che domina il Pian d’Erba: il toponimo "Castrum Martiris", e la stessa posizione nella quale l’abitato è sorto suggeriscono un’origine militare; l’ipotesi di una fondazione romana sembra confortata dal rinvenimento di numerosi reperti archeologici (di estremo interesse la presenza di un’aquila in pietra, simbolo militare romano). Durante la tarda antichità Castelmarte fu compresa fra le fortificazioni che formavano il "limes bizantino", sorta di confine difensivo che si estendeva da Lecco a Como, rimanendo poi importante punto strategico, coinvolto negli scontri fra Visconti e Torriani che insanguinarono il milanese, il comasco ed il lecchese. Agli inizi del XV secolo fu inglobata nel feudo della "Corte di Casale", seguendone per secoli i destini. La popolazione, ormai in pace, si dedicò ad attività agro-pastorali e le antiche torri scomparvero o furono riutilizzate per fini agricoli ed abitativi.
Oggi Castelmarte è composta dal centro storico e dalle Cascine Emilia, Nuova e Ravella: nel centro si nota la Chiesa, di antica fondazione (VII secolo), eretta utilizzando fra l’altro alcuni rilievi marmorei romani. Verso la periferia del paese sorge l’antico Oratorio di San Rocco, già ricordato nelle visite pastorali di San Carlo; verso Proserpio si trova invece la Cappella del Crocifisso, dedicata ai morti di peste. Molte sono le cose notevoli: il vecchio lavatoio, i lastricati romani di Straultin e la fontanella ricavata dal coperchio di un antico sepolcro. Fra le Manifestazioni ricordiamo la prima domenica di maggio la Fiera degli Uccelli, la Festa Alpina a fine luglio ed in autunno la Festa della Birra. Superando la deviazione che porta all’abitato di Castelmarte si prosegue brevemente lungo la strada fino ad incontrare Caslino, che fu nel medioevo parte della "Corte di Casale" con Castelmarte, Canzo ed altri Comuni del territorio: Caslino sorge sul versante meridionale del Monte Barzaghino. L’abitato ha origini romane: nel territorio comunale la presenza di particolari reperti archeologici attesta che la popolazione si dedicava ad attività agro-pastorali mentre altre fonti (toponimi e documenti) ci parlano dell’esistenza di un Oliveto e della produzione dell’olio. Anche Caslino ebbe le sue fortificazioni, distrutte dai comaschi in lega con i vallassini ed i Torriani nel 1285. I resti del fortilizio che sono oggi visibili risalgono al periodo della dominazione spagnola; nel medioevo sono ricordati addirittura due nuclei: Castellino Maggiore e Castellino Minore, posti ad una certa distanza, l’uno a monte e l’altro a valle, in direzione del Lambro. Fra gli edifici d’interesse artistico notiamo il Palazzo Pecori, che conserva delle decorazioni pittoriche risalenti al XVIII secolo; l’Oratorio di San Gregorio, che sorge nei pressi del Cimitero e funse da cappella mortuaria per i morti di colera del 1836; il Santuario di San Calogero, chiesa ora visibile nelle forme volute da una ricostruzione tardorinascimentale ma che conserva l’antico campanile romanico. A Caslino si trova anche il Forum Franciscanum, cenacolo d’artisti e letterati che ogni anno ospita a maggio un concorso letterario tra gli allievi delle scuole della Lombardia. Fra le Manifestazioni ricordiamo anche a luglio la Festa del Villeggiante, ad agosto la Festa degli Alpini, a settembre il Palio delle Contrade, la Festa della Madonna di San Calogero e la Festa di San Gregorio ed a dicembre la Fiaccolata di Natale. Se da Erba ci si dirige verso Lecco s’incontra Pusiano, adagiato sulle rive del lago ampio e tranquillo che ha ispirò pittori e letterati. I romani chiamarono il Lago Eupili mentre l’abitato, citato nel XIII secolo da Bonvesin della Riva come "Pucilliano", dovrebbe derivare da un non attestato "Pusillianus", nome gentilizio romano. I reperti rinvenuti risalgono ad un’età assai più antica e confermano l’esistenza nel territorio di un villaggio di palafitte. Di un Castello che sembra esistesse qui nel Cinquecento non vi è purtroppo alcuna traccia. Unito a Nibionno, Pusiano fu feudo degli Sfondrati.
Pusiano possiede una bellissima chiesa parrocchiale cinquecentesca, posta sulla piazza a Lago, in posizione molto suggestiva; il Palazzo Carpani, che fu del Viceré Eugenio Beauharnais, con i giardini ora aperti al pubblico; il Santuario cinquecentesco della Madonna della Neve, raggiungibile a piedi lungo un curatissimo sentiero ai lati del quale una serie di Cappelle illustrano i Misteri del Rosario. La Festa della Madonna della Neve è forse la Manifestazione più caratteristica di Pusiano e si tiene ai primi di agosto; a giugno c’è Festa dello Sport mentre durante la stagione estiva vengono organizzati concerti e spettacoli. A fine inverno si tiene la Stagione Teatrale e durante l’anno manifestazioni varie ospitate presso la Sala Segantini di Palazzo Beauharnais.
Salendo da Pusiano verso Canzo si attraversa il territorio di Eupilio, Comune costituitosi nel 1929 dall’unione di Carella, Mariaga, Penzano, Corneno e Galliano. Nel territorio sono state rinvenute tracce di frequentazione umana risalenti all’epoca mesolitica; più tardi vi si stabilirono gruppi di Celti "Gallianates", fondandovi l’abitato di Galliano. Nel medioevo fu sede di una "arimania" longobarda ed in seguito vi sorsero Torri e Castelli: uno, molto importante, a Corneno, fu distrutto dai Torriani nel 1285; una Torre, oggi ancora visibile presso Galliano, sembra sia servita per qualche tempo come carcere per la nobile Margherita Pusterla. Ogni frazione dell’attuale Comune di Eupilio conserva particolarità e caratteristiche degne d’interesse: il territorio è abbellito da numerose ville e dalla presenza del Lago del Segrino, Parco Naturale istituito con Decreto Regionale nel 1984. l’Ente Parco, tramite un’importante opera di recupero ambientale, ha creato un piccolo gioiello, costruendo tra l’altro una pista ciclabile che si estende lungo tutto il perimetro del Segrino (3.845 metri). Molte delle Manifestazioni locali coinvolgono il territorio del Parco: fra le tante ricordiamo la Sagra dell’Alborella, la Festa del Lago, la Festa Pro Amazzonia e la Sagra della Polenta, che ricorrono durante la stagione estiva. Nei diversi abitati si tengono invece i Ludi Eupiliesi, nei mesi di Luglio e Agosto. Feste religiose sono il Palio di San Giorgio (fine aprile) e la Festa del Santo Crocifisso (17 agosto).
Costeggiando il Lago del Segrino si raggiunge Longone, ricordato da Carlo Emilio Gadda nel suo libro "La cognizione del dolore". Il territorio comunale è stato più volte visitato e citato da letterati come Stendhal, Nievo e Fogazzaro. Le attestazioni archeologiche della presenza dell’uomo risalgono all’età del ferro ed all’epoca romana: in particolare nel XVIII secolo fu rinvenuto un altare recante un’iscrizione dedicatoria ad "Ercole invincibile" presso le fondamenta dell’Oratorio di Santa Maria al Prato, oggi noto come Santuario della Madonna del Rosario, sulla strada
che da Longone sale al Segrino. L’abitato è sovrastato da una Torre, una delle poche a sopravvivere dell’imponente sistema di fortificazione della quale era parte in epoca medievale. La Chiesa parrocchiale, dedicata a San Fedele Martire, esisteva come cappella già nel XIII secolo e subì i danni arrecati dal terribile incendio appiccato dalle milizie dei Torriani. In seguito Longone passò sotto il dominio di diversi signori feudali e fu infine compreso nel feudo della "Corte di Casale". Oggi Longone costituisce una piacevole meta di visita per l’amenità del suo territorio, adagiato in una conca morenica coperta di boschi ed abbellito dal Lago del Segrino; fra le tante ville ricordiamo la Villa Gadda, una moderna costruzione che fu della famiglia del grande scrittore. A Longone ricorrono a Luglio la Festa di Sant’Anna, ad agosto la Festa di San Rocco in località Morchiuso ed in ottobre i festeggiamenti in onore della Madonna del Rosario. Dal centro dell’abitato di Longone si può salire in direzione >di Proserpio, Comune sorto in splendida posizione panoramica su un terrazzo naturale che domina il Pian d’Erba: il territorio, ancora oggi ricco di boschi percorsi da piacevoli sentieri, reca tracce della presenza dell’uomo risalenti all’epoca romana; in particolare nel 1976, nei pressi della cappella della Madonna della Valle, fu scoperta una tomba romana completa di corredo funebre. Nel centro storico si notano alcuni antichi affreschi murali e le chiese cinquecentesche di San Rocco e San Sonnino Martire. Fra le molte ville e residenze di villeggiatura ricordiamo la neoclassica villa Mantegazza-Baroggi e la Casa Parravicini. Caratteristiche le fontanelle in pietra che si trovano in via Cattaneo ed in via Belvedere. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Corsa delle Mountain Bike in primavera, la Camminata della Speranza in settembre e per Natale l’addobbo del paese, il lancio dei palloncini e l’arrivo di Babbo Natale. Posto all’estremo limite del Lago del Segrino Canzo è dal XIX secolo un importante centro di villeggiatura, che vede ogni estate quasi raddoppiare il numero dei suoi residenti: ulteriore incentivo al turismo venne dato dall’arrivo delle Ferrovie Nord e dall’apertura nel 1922 della Stazione. Molte le ville che testimoniano le sue "fortune" turistiche; fra le più interessanti ricordiamo Villa Barni, Villa Meda e Villa Tentori. Canzo, toponimo che si fa derivare
dal latino "Cantius", fu abitato fin dall’età del bronzo (come conferma la scoperta di una tomba a tumulo rinvenuta nei pressi del Lago del Segrino): attraversato da un’importante via commerciale
e militare romana, l’abitato si sviluppò esattamente nel luogo dove è oggi ubicato. Nel medioevo fu compreso nel Contado della Martesana e poi, come feudo, fu assegnato al Capitolo di Monza ed al monastero di Civate; agli inizi del Quattrocento divenne parte della "Corte di Casale" e, quando questa fu assegnata agli armaroli Missaglia si svilupparono nel territorio le attività di estrazione e di lavorazione del ferro con l’apertura di fucine lungo il Lambro e la Ravella.
Nel medioevo vi sorse anche un Castello, sotto il Monte Cranno, la cui torre fu abbattuta nel 1829.
Durante il dominio austriaco Canzo fu capoluogo del Distretto della Vallassina, formata dai nove comuni della Valle che si apre alle sue spalle. Fra le particolarità di sicuro interesse turistico ricordiamo le tante possibili mete di escursione: il Sentiero Geologico, le Fonti di Gajum, l’eremo di San Miro, il Monte Cornizzolo, i Corni di Canzo, il Lago del Segrino. Al centro del paese si ammira la bella chiesa prepositurale barocca dedicata a Santo Stefano e nella piazza si nota l’antico mercato coperto dove ancora si vedono gli anelli che servivano a legare il bestiame. Il Teatro, settecentesco, riprende lo stile del Teatro alla Scala di Milano ed ospita mostre e conferenze. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Festa della Giubiana, l’ultimo giovedì di gennaio, la Festa di San Miro, la seconda e terza domenica di maggio, il secondo e terzo fine settimana di luglio la Festa del Volontario, l’ultima domenica d’agosto la Fera degli üsei, la seconda domenica di settembre la Festa di Nost e la Biofera ed il 26 dicembre la Festa Patronale. La Vallassina, della quale Canzo fu capoluogo sotto il governo asburgico, è composta da Asso e da altri otto Comuni. Asso è un toponimo d’origine incerta, che gli storici collegano al termine "Axium" oppure fanno derivare da "Ascium" o da "Asc .", forse abbreviazione di Asclepio, divinità romana della guarigione, citata su un’antica lapide funebre conservata presso il Municipio. Nel territorio sono state rinvenute tracce di frequentazione umana risalenti ad oltre il sesto millennio a.C.: sembra quindi che gli stanziamenti fissi, localizzati sulle colline che circondano l’attuale abitato, risalgano all’epoca preistorica; in seguito si sviluppò il villaggio fortificato poi conquistato dai romani ed innalzato a sede plebana con la cristianizzazione dell’area. Nel Medioevo Asso divenne borgo fortificato e capoluogo di feudo, dotato, con l’intera comunità di Valle, di speciali statuti. La Comunità di Valle, la Vallassina, era composta da quattro quartieri: Meridionale, il Borgo di Asso con Scarenna e Pagnano; Monte di Sera o Occidentale, Rezzago con Caglio e Sormano; Orientale, Maisano con Onno ed Olimna (oggi Visino); Nasnigo (oggi Lasnigo) Barni e Magreglio. Questa ebbe per secoli privilegi ed autonomie, fino a quando venne incorporata da Maria Teresa d’Austria nei domini asburgici. Asso fu capopieve di numerose parrocchie sparse nella Valle e divenne un importante centro produttivo e commerciale, tanto che nel Cinquecento vi fu istituito un ufficio Daziario. Il Comune di Asso, per la sua particolare posizione, è ancora oggi un punto di riferimento economico-commerciale per l’intera Vallassina: è collegato a Milano tramite le ferrovie nord ed è percorso dal Lambro e dal Foce che, nelle vicinanze della Stazione, forma la pittoresca cascata di Vallategna. Il Comune è formato da Asso e da numerose frazioni percorse da bei sentieri e ricche d’interessanti mete di visita, ville, chiese e graziose cappelle. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Festa di Santa Apollonia, che ricorre il 9 febbraio, e la Festa del Cavallo, il secondo sabato d’ottobre. Salendo da Asso verso il Piano del Tivano s’incontra Rezzago, il romano "Retiorum pagus" (= villaggio dei Rezi), popoli di stirpe celtica stabilitisi qui intorno al IV secolo a.C. Durante i lavori di restauro condotti nella più antica chiesa di Rezzago, quella dei Santi Cosma e Damiano, sono state ritrovate tracce di un edificio sacro di epoca paleocristiana. Anche a Rezzago nel Medioevo furono erette delle fortificazioni, i cui ruderi sono ancora visibili. Nel Seicento fu eretta la Parrocchiale di Santa Maria Nascente. Nel territorio, raggiungibili percorrendo un comodo e ben segnalato sentiero, si trovano i "funghi d’argilla" formazioni argillose che arrivano a 10/15 metri d’altezza. Fra le Manifestazioni ricordiamo a luglio la "Tapasciada", durante i sabato sera di agosto le serate danzanti e culinarie ed in ottobre la Castagnata. Posto a oltre 800 metri sul livello del mare, Caglio si popola nella bella stagione di turisti ed escursionisti, attirati dal clima fresco e salubre e dalla possibilità di compiere piacevoli e distensive passeggiate in un ambiente ancora intatto dal punto di vista naturalistico: per turisti e villeggianti vengono organizzati nei mesi estivi tornei, serate danzanti, spettacoli sportivi e la classica "Tombolata". Molto caratteristica è la Festa della Madonna di Campoè, che si celebra la prima domenica di luglio. Caglio fu aggregata alla Pieve di Asso e seguì le vicende della Vallassina. Dall’Ottocento ai primi del Novecento con Rezzago e Sormano costituì il Comune di Santa Valeria, denominazione ispirata dalla dedicazione di una chiesa del territorio, la piccola Chiesa medievale dedicata ai Santi Valeria e Vitale. Fra gli edifici sacri ricordiamo, oltre alla Parrocchiale ed alla già citata Chiesa dei Santi Valeria e Vitale, il Santuario della Madonna di Campoè, l’Oratorio di San Giuseppe e l’Oratorio dei "Morti della pianura" o della Vergine del Carmine, dove furono sepolti i morti di peste. Da Caglio si raggiunge Sormano, altra località di villeggiatura, particolarmente indicata per bambini ed anziani. Sormano
si costituì ai piedi di un Castello, oggi scomparso: è ricordato anche il nome di uno degli antichi feudatari, Ottone, da cui discende la famiglia dei Conti Sormani. Da Sormano si raggiunge la Colma, dove si trovano la Capanna Stoppani e l’Osservatorio Astronomico; da qui si scende verso il Piano del Tivano, meta di sportivi ed escursionisti, dove è possibile sciare o fare passeggiate a cavallo.
Fra gli edifici d’interesse artistico ricordiamo la parrocchiale, dedicata a Sant’Ambrogio e più volte ampliata e ristrutturata, l’Oratorio di San Rocco di Gemù, un tempo Ospizio dei Padri Olivetani, l’Oratorio di Santa Maria in Dicinisio, presso il quale si conserva un dipinto quattrocentesco, l’Oratorio dei Santi Nazario e Celso, riccamente affrescato ed infine l’Oratorio del Crocifisso, presso la fonte di Lavello. Le Manifestazioni sono organizzate a scadenza stagionale dalle diverse associazioni presenti sul territorio. Da Asso ci si può dirigere verso Bellagio, incontrando gli altri Comuni della Vallassina: la Valbrona si è costituita dall’unione delle attuali località di Visino, Osigo, Candalino e Maisano e trae la sua denominazione dal termine celtico "bron" (= sorgente). La Valle, che si diparte dalla Vallassina e raggiunge il Lago di Lecco, fu abitata fin dall’epoca preistorica ma i villaggi si svilupparono in momenti diversi seguendo poi destini comuni fino alla fusione in un Comune unico. La Valle venne fortificata nel medioevo: essendo un passaggio obbligato, gli abitanti poterono facilmente esercitare per secoli un controllo sui transiti e quindi sui commerci. Oggi Valbrona è meta di turisti e villeggianti: fra le curiosità naturalistiche ricordiamo le tante grotte, i massi erratici, i monti circostanti (il Monte Megna ed il Massiccio dei Corni), la spiaggia di Liscione sulle rive del lago. Di grande interesse l’antico ponte romanico sul torrente Foce e la Parrocchiale di Visino, che conserva splendide opere d’arte (Bergognone, Appiani, Morazzone…); da ricordare fra l’altro la Parrocchiale di Osigo, dedicata ai Santi Materno ed Apollinare, che conserva la "Bolla" con la quale nel 1750 il papa Benedetto XIV concesse uno speciale "Perdono" alla famiglia Danielli di Maisano.
Fra le tante Manifestazioni la Madonna di Marzo ricorre il giorno 25 del mese in Osigo; il 15 agosto si festeggia l’Assunta a Visino ed il 16 a Maisano c’è la Processione di San Rocco; in settembre si tiene la Mostra del Fungo e la Processione dell’Addolorata a Candalino mentre in ottobre ricorrono la Festa d’Autunno e la Sagra della Castagna. Lasnigo richiama nel toponimo "Assi vicus" l’antichissimo legame con Asso: è questo forse il più antico dei paesi della Vallassina e conserva numerose tracce del passato, reperti e testimonianze anche facilmente accessibili come l’iscrizione latina riportata sopra una fontana della piazza. Nel medioevo vi sorsero ben due Castelli ed una Chiesa, semplice cappellania della pieve di Asso, costituita a parrocchia da San Carlo: l’attuale edificio della chiesa parrocchiale fu eretto nel 1641. L’abitato sorge alle falde del Monte Oriolo: l’antico centro mostra begli edifici antichi con affreschi e pregevoli portali; ricordiamo la Chiesa parrocchiale, gli Oratori dell’Addolorata e di San Giuseppe e, notiamo, fra le particolarità del territorio, la presenza di un piccolo lago in località Conca di Crezzo. Esterna all’abitato, la Chiesa di Sant’Alessandro è quanto rimane della località di Orsenigo, ricordata nel XIV secolo. Fra le Manifestazioni ricordiamo, a Novembre, la Festa Patronale (21) e la Fiera di Merci e Bestiame che ricorre come tradizione il terzo lunedì del mese.
Barni dal celtico "bar" (= pascolo), sorse anticamente a monte dell’attuale abitato, nei pressi della chiesa di San Pietro e fu poi spostato dove attualmente si trova per motivi oggi sconosciuti. Nel medioevo Barni venne infeudato agli Abati del Monastero di Civate: vi sorsero dei castelli e delle fortificazioni, variamente ricordate negli attuali toponimi di località; del Castello sorto in direzione di Magreglio, dove ancora nel Cinquecento vi era un presidio, rimangono poche rovine e lacerti delle fortificazioni che bloccavano il valico.
Nei secoli passati non era infrequente l’emigrazione temporanea degli abitanti, che si recavano a vendere i propri prodotti in Valchiavenna ed in Svizzera. Oggi Barni è un tipico paese montano, dall’antico borgo tranquillo caratterizzato dalle tipiche case rustiche: i boschi ed i pascoli vengono sfruttati dalla popolazione, ancora, in parte, dedita alla produzione di formaggi e latticini, all’agricoltura biologica ed alla raccolta di erbe officinali. Belli il Castello Medievale, la Chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo (la più antica della Valle) e la Parrocchiale, dedicata all’Annunciata; preziosa perché miracolosa, secondo la voce popolare, l’acqua che sgorga dalle fontanelle di piazzetta Rausch, benedetta da San Carlo. Nel territorio sono visibili reperti fossili in Valle di Tarbiga e massi erratici di grandi dimensioni come la "prea nuelera". Fra le Manifestazioni ricordiamo El gir di cent föö (serate danzanti) e, in agosto, la Sagra paesana.
Magreglio, nato probabilmente come alpeggio di Barni, deriva il proprio nome dal latino "ager magri" (= pascolo magro). Le prime testimonianze dell’esistenza di un abitato in queste località risalgono al IX secolo: il resto si perde nella leggenda, dalla fondazione del Santuario del Ghisallo come voto di un nobiluomo sfuggito ai briganti alla conversione del re longobardo Autari provocata dalla rinascita della fonte della Menaresta. Lo sviluppo turistico della località iniziò in sordina, ai primi del Novecento, per poi svilupparsi negli Anni Cinquanta. Nel 1969 il parroco di Magreglio, don Ermelindo Viganò, fece proclamare la Madonna del Ghisallo protettrice dei ciclisti, rendendo la località meta di sportivi ed amanti della bicicletta: il Santuario conserva una ormai ricca collezione di "cimeli" dei pricipali campioni di questo sport, molto apprezzata dai turisti.
Dal Belvedere Romeo si gode di un’ampia veduta panoramica che abbraccia il Lago di Lecco, la Grigna e l’Alto Lario.
Nel Borgo si possono osservare gli antichi portali di alcune Case, l’ex Monastero cinquecentesco oggi Ca’ Moiana e la Ca’ del Tay. Molte le particolarità naturalistiche: la fonte della Menaresta, un sifone naturale dal quale sgorga l’acqua che va a formare il fiume, il Bocc di Pegur, grotte stalagmitiche comunicanti, il masso avello, ora conservato nel giardino di una villa privata, il Bus del Stria, dove sono stati rinvenuti reperti preistorici. È inoltre possibile da Magreglio effettuare varie escursioni verso San Primo ed il Pian Rancio (dove d’inverno si pratica lo sci). Fra le Manifestazioni il Mercatino dell’usato e dell’antiquariato ogni seconda domenica del mese, in primavera il Carnevale dei Bambini e la Pasqua del Ciclista, in estate la Festa Patronale, il Ferragosto Magregliese e la salita alla Croce, in inverno il Natale Magregliese.
Civenna, feudo fino alla fine del Settecento dell’Abbazia di Sant’Ambrogio con le terre di Limonta e di Campione d’Italia, era governato dall’Abate tramite un monaco Vicario, residente in loco, che riscuoteva annualmente un tributo in denaro e beni dalla popolazione: gli abitanti, tra il Mille ed il Millecento, si ribellarono al governo dell’Abate e si unirono a Bellagio per poi recedere dalla decisione presa a causa dell’esosità dei tributi richiesti dal potente vicino. Il toponimo di Civenna viene fatto risalire all’etrusco "Cepena" o a "Clivenna" (= declivio): il più importante reperto rinvenuto nel territorio è il coperchio di un’urna sepolcrale, che ora funge da vasca del lavatoio. Il territorio comunale, diviso in Terra di Sopra e Terra di Sotto, sorge quasi a picco sul lago, in splendida posizione panoramica. Ogni anno per gli abitanti e per i molti turisti vi si organizza un ricco Calendario di Manifestazioni. Tante le possibili mete di escursione e le bellezze artistiche del territorio, che costituiscono altrettante, interessanti mete di visita: la Chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Giovanni e Materno, che conserva la statua lignea della Vergine, portata annualmente in processione il 15 agosto; gli Oratori di San Rocco e di Santa Maria della Neve; la Cappella della Madonna di Gre e la Madonna di Sommaguggio.
Da Civenna si arriva a Bellagio, culmine e "perla" del Triangolo Lariano. Bellagio, di fondazione celto-ligure, divenne una delle principali cittadelle fortificate del territorio comasco: sotto il dominio romano fu arricchita di begli edifici pubblici e ville sfarzose, quali quella che vi possedeva Plinio il Giovane. Durante il Medioevo fu ulteriormente munita e divenne, per la sua posizione strategica, centro di un complesso di fortificazioni eretto a difesa del territorio lariano contro le possibili invasioni provenienti da Nord. Assegnata in epoca carolingia alla Contea di Lecco, venne attratta nell’orbita comasca alla fine del X secolo per poi passare fra i sostenitori di Milano durante la "guerra decennale" che oppose le due città. Con l’appoggio del Barbarossa Como s’impadronì nuovamente di Bellagio imponendo agli abitanti onerosi gravami ed un giuramento di fedeltà. I decenni successivi videro Bellagio coinvolta nelle lotte che insanguinarono Como per l’opposizione fra guelfi e ghibellini: questi problemi cessarono nel 1292, quando Matteo Visconti aggregò Bellagio al ducato milanese ponendovi un proprio seguace come feudatario. Gli scontri ripresero, per cessare poi completamente sotto il duca Francesco Sforza. Nel Cinquecento Bellagio fu brevemente dominata da Giacomo de Medici, il terribile "Medeghino", che s’impose su molti paesi del territorio lariano.
La bellezza della località attrasse ben presto le famiglie patrizie milanesi e comasche: fra XVIII e XIX secolo furono erette le splendide ville che ancora oggi ammiriamo: Villa Serbelloni, oggi trasformata in albergo, villa Melzi d’Eril, concepita come "villa di rappresentanza" e destinata ad accogliere politici e regnanti di tutta Europa, Villa Giulia, Villa Buttafava, Villa Trivulzio, Villa Trotti-Bentivoglio… immerse in curatissimi giardini, ricchi di essenze rare e preziose che vegetano ancora superbamente grazie al clima dolce, mitigato dalle acque del lago. Bellagio è oggi una località di villeggiatura conosciuta ed apprezzata a livello internazionale. Il pittoresco centro storico e le caratteristiche frazioni sono abbellite da ripide viuzze, scalinate aperte fra armoniosi edifici ornati da portali e graziosi balconi; molte le chiese, affacciate su piazze assai curate e di piccole dimensioni: la Basilica di San Giacomo, in stile romanico, l’Oratorio di San Giorgio, la Chiesa dei Cappuccini e le Chiese di San Martino, Santa Maria di Loppia e San Giovanni Battista. Il territorio consente di fare belle escursioni ed il lago di dedicarsi agli sport nautici. Molto apprezzate anche le escursioni e le traversate del lago in battello. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Fiaccolata di San Giovanni, che si tiene la domenica successiva al giorno dedicato al Santo, i tanti appuntamenti previsti per i mesi estivi, fra i quali il concerto di musica classica "Del sonare con tutti li strumenti", il Mercatino dell’Antiquariato il giorno di Ferragosto, l’esposizione internazionale canina a fine settembre/inizio ottobre.
Da Bellagio si prosegue in direzione di Como, incontrando gli altri Comuni della "riviera di ponente". Lezzeno è di origini celto-liguri. Compresa nel territorio dominato dall’Isola Comacina, rimase politicamente isolata dagli altri centri della costa fino a quando, nel 1169, il Barbarossa l’assegnò a Como. Lezzeno, però, conservò un legame con l’Isola dipendendo dalla sua pieve fino al 1780. Poche le notizie che possediamo su Lezzeno medievale e rinascimentale: nel territorio veniva prodotto un vino apprezzato alla corte di Ludovico il Moro;la popolazione si dedicava all’agricoltura ed alla pesca e la località è ancora oggi nota per i gustosi "messoltit", agoni essiccati e poi cotti alla brace. Nel XVII secolo, come parte del feudo d’Isola, Lezzeno venne ceduto alla famiglia Gallio ma alla morte dell’ultimo discendente di questa (1686), rientrò fra i Beni Camerali. Lezzeno mostra ai visitatori le caratteristiche scogliere bianche delle Grosgalle e la grotta dei Bulberi, conosciuta per i particolari riflessi provocati dall’acqua sulle pareti; l’abitato è abbellito dalla bella Villa Citterio, oggi Casa di Riposo per Anziani e dalle chiese, sparse nelle diverse frazioni: la Parrocchiale, ornata con gli affreschi del Quaglio; l’Oratorio di Santa Marta, che conserva antichi affreschi ed altre pregevoli decorazioni; la Chiesa di San Giuseppe posta in riva al lago a Pescaù, la Chiesa della Santissima Trinità con le cappelle della Via Crucis poste lungo il sentiero e la Chiesa della Madonna dei Ceppi, raggiungibile percorrendo la mulattiera di Cendraro. Fra le Manifestazioni ricordiamo la Festa dei Falò il 18 marzo e la Regatalonga, manifestazione internazionale che ricorre la prima domenica di luglio. Deviando verso il Piano del Tivano s’incontra Veleso, anticamente legata a Nesso: l’abitato rimase compresa nel feudo di Nesso fino alla cessazione della giurisdizione feudale (1787); in seguito fece parte del Comune di Nesso ed Uniti fino al 1814. Divenuto Comune indipendente, Veleso fu aggregata nel 1929 a Zelbio, tornando definitivamente autonomo nel 1948. L’attuale chiesa parrocchiale dipese dalla pieve di Nesso fino al 1590; in seguito dalla parrocchiale di Sant’Antonio si staccò la chiesa della frazione di Erno, che divenne parrocchia autonoma nel 1748. Veleso sorge in splendida posizione panoramica: la grande tranquillità, il clima fresco e la possibilità di compiere piacevoli e rilassanti escursioni lo rendono gradita meta di villeggiatura, particolarmente adatta per bambini ed anziani.
Il Comune e la Pro Loco organizzano annualmente numerose Manifestazioni: in agosto le Serate Danzanti e la Sagra della Torta, in settembre la Sagra della Polenta Uncia ed in ottobre la Sagra della Castagna. La Biennale di pittura, scultura, grafica ex libris ricorre invece ad anni alterni nel mese di giugno.
Proseguendo da Veleso verso l’entroterra si raggiunge Zelbio, dipendente per secoli dal feudo e poi aggregata al Comune di Nesso ed Uniti in epoca napoleonica. Zelbio rimase autonoma fino al 1929, quando costituì con il vicino Veleso il Comune di Zelbio e Veleso, che fu scisso nel 1948 nei due rispettivi Comuni autonomi. Il territorio di Zelbio è di antichissima frequentazione: in località Malmöria sono state rinvenute tombe e manufatti risalenti alla prima età del ferro mentre risalgono all’epoca romana i reperti rinvenuti sul Pian del Tivano. Questi resti avevano fatto nascere la leggenda dell’esistenza in loco di un castello medievale, dove sarebbe vissuta la moglie del re goto Teodorico. La parrocchiale, dedicata alla Conversione di San Paolo, si staccò dalla Pieve di Nesso nel 1617. Interessanti sono anche gli antichi affreschi, fatti oggetto di un attento restauro, che si possono ammirare lungo la via Dante. Zelbio è particolarmente conosciuto da sportivi ed escursionisti per le tante passeggiate a piedi ed a cavallo che si possono fare sul vicino Piano del Tivano, dove d’inverno è anche possibile sciare. Fra le escursioni ricordiamo quella al Monte San Primo, al Monte Forcoletta, al Palanzone ed alla Colma di Sormano. Fra le Manifestazioni ricordiamo il Mercato, che si tiene in paese il lunedì ed al Piano del Tivano la domenica e durante i giorni festivi; la Festa Patronale ricorre il 25 gennaio, giorno in cui la Chiesa ricorda la Conversione di San Paolo; a Ferragosto vi è la Processione per le vie del paese ed il 16 agosto si celebra San Rocco al Piano del Tivano.
Se invece da Lezzeno si prosegue lungo la "riviera" si arriva a Nesso, sede di un importante castello e capoluogo di feudo durante il periodo medievale. Il toponimo sembra derivare da "Nèss", nome di una divinità celtica delle acque: l’abitato è di fondazione celtica e fu parte dell’alleanza "Insubre-Comense" sconfitta dal console Marcello nel 196 a.C. Divenuto romano il villaggio di Nesso fu fortificato e compreso nel sistema di torri e "castella" che difendeva il Lario: capopieve con numerose chiese e cappelle sparse nel territorio, fu inizialmente attribuito al Monastero pavese del Senatore ed in seguito assegnato in feudo alla nobile Lucrezia Crivelli. Nel 1531, per ordine di Francesco Sforza, la rocca di Nesso venne distrutta per non essere mai più ricostruita: sui resti del castello fu eretto nel XIX secolo un bastione completo di muraglia e due torrette merlate alla ghibellina. Il Comune di Nesso è formato da diverse e pittoresche frazioni: notevoli dal punto di vista artistico il ponte della Civera, medievale, la Parrocchiale barocca, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, la Chiesetta di San Martino, la Chiesetta di San Lorenzo in Castello e la Chiesa di Santa Maria in Vico, decorata con affreschi cinquecenteschi opera del Benzi. In Val Nusèe si può ammirare un ponte a due arcate d’origine romana. Fra le particolarità naturalistiche ricordiamo la Cascata dell’Orrido, la Grotta Masera e le sorgenti "Boeucc del Castell" e "Falchi della Rupe".
Manifestazioni tipiche sono la Sagra di San Lorenzo, nel fine settimana prossimo al giorno 10 agosto, e la Sagra del Fungo, durante il primo fine settimana di settembre. Pognana Lario fu unita a Nesso fin dall’epoca romana e la sua chiesa, dedicata alla Santissima Trinità, dipese dalla pieve di Nesso fino al 1467. Da una Bolla Pontificia emessa nel 1184 si sa che nel territorio di Pognana esistevano due chiese: una, dedicata a San Fedele, sorgeva in riva al lago; l’altra, intitolata a San Giovanni, si trovava probabilmente nell’attuale località di "Sigian". A Pognana si possono oggi ammirare la parrocchiale barocca e le chiese duecentesche intitolate a San Rocco ed a San Miro;i nuclei storici delle diverse frazioni sono molto pittoreschi e sono formati da begli edifici decorati con affreschi, portali in granito e balconcini con le ringhiere in ferro battuto. Fra le escursioni bella ed agevole è quella che da Pognana permette di raggiunge Palanzo lungo un panoramico sentiero pedonale. Fra Le Manifestazioni ricordiamo la Sagra delle Torte, che ricorre il sabato successivo alla Pasqua, la Sagra delle Alborelle e la famosa Sagra degli Gnocchi, il 16 agosto.
Il Comune di Faggeto Lario è costituito dall’unione di diversi nuclei abitati sorti alcuni in epoca preistorica, altri più tardi, addirittura in epoca medievale: a conferma dell’antichità di Lemna e di Palanzo si possono citare i massi avelli rivenuti nei pressi di queste due frazioni. Sottoposti ecclesiasticamente alla pieve di Nesso, gli abitati ebbero parrocchia autonoma solo a partire dal Seicento ma molte sono le antiche chiese che si possono oggi ammirare: a Palanzo le Chiese di Sant’Ambrogio e del Soldo, a Riva la Chiesa di San Giuseppe, Sant’Alessandro e San Giorgioa Lemna, Santa Margherita e Sant’Antonio a Molina. L’intitolazione della Chiesa ricorda che Palanzo era possedimento del Vescovo ambrosiano. A Palanzo si può inoltre ammirare un enorme torchio cinquecentesco ed una Torre medievale. Nel territorio si notano diverse particolarità: l’Orrido di Molina, la Grotta Guglielmo e la Voragine degli Orsi, ambedue sulle pendici del Monte Palanzone, e monumenti del passato come l’avello di Lemna o la fontana di Molina.
Dal territorio di Faggeto Lario si possono compiere ascensioni verso le cime circostanti (il Monte di Palanzo, il Palanzone, il Bollettone ed altri). Fra le Manifestazioni ricordiamo il Raduno Alpino al Monte Palanzone, a fine luglio, e la Sagra del Torchio a Palanzo a metà ottobre.Posto sopra un promontorio soleggiato presso il quale la costa s’incunea per poi procedere, con andamento più dritto e lineare, fino a Como, Torno (dal celtico "turn" = svolta) ha una storia molto antica, segnata dalla vicinanza con Como.
I numerosi massi-avelli rinvenuti nel territorio confermano l’importanza della località in epoca tardo antica e la conversione dei suoi abitanti al cristianesimo è attestata dalla presenza di una lapide paleocristiana (VI secolo); durante il medioevo l’iniziale alleanza con Como si trasformò in opposizione e le due comunità si affrontarono in frequenti scontri che costarono alle due parti morti e distruzioni e si ripeterono per secoli, Dal Duecento al Cinquecento, fino a che, nel 1532, Francesco Sforza graziò i tornaschi e riportò infine la pace. Purtroppo solo dieci anni prima Torno aveva subito un terribile attacco condotto da Comaschi e Spagnoli e l’antico borgo venne totalmente distrutto. Rimane ben poco del periodo precedente la distruzione: la Chiesa di Santa Tecla, la parrocchiale che domina la riva del lago, conserva il portale ed il rosone gotico mentre all’interno mostra affreschi cinquecenteschi; la Chiesa di San Giovanni, presso il cimitero, è affiancata dal campanile romanico: la Chiesa fu ristrutturata alla fine del Quattrocento e mostra il bel portale cinquecentesco attribuito ai fratelli Rodari. Nel territorio si notano alcuni massi erratici, giunti qui nell’Era Quaternaria: fra questi ricordiamo la "Pietra Pendula" di Montepiatto. Fra le numerosissime Manifestazioni ricordiamo in Maggio la Festa del Sacro Chiodo; in giugno la Sagra Alborellata e la Festa di San Giovanni; in luglio la Festa dei Giovani e la Festa del Monte Piatto; in agosto la Pizzoccherata e la Festa di Piazzaga; in settembre la Sagra del Vino e la Festa di Santa Tecla.
Blevio, sospeso fra il lago ed i monti circostanti, fu abitato fin dall’età del ferro. In epoca medievale fu legato alla pieve di Zezio; Libero Comune nel 1297, fu poi assorbito dalla vicina Como, che estese a Blevio nel 1465 la sua cittadinanza. Il territorio comunale è vario e possiede angoli di particolare bellezza: la sua amenità fece sì che tra Settecento ed Ottocento Blevio diventasse un’apprezzata località di villeggiatura, attirando molte fra le più cospicue famiglie dell’alta società. Fra le splendide ville di Blevio ricordiamo Villa Ferranti-Pasta, frequentata dalla celeberrima cantante lirica Giuditta Pasta, Villa De Riva, Villa Usuelli, residenza particolarmente amata dalla ballerina Maria Taglioni, Villa Troubetzkoy-Calvi, Villa Chiara, Villa Belvedere, dove fu ospite Alessandro Manzoni, Villa Roccabruna. L’antica chiesa di Blevio dedicata ai Santi Gordiano ed Epimaco conserva un organo risalente al 1821 e costruito dai fratelli Prestinari di Magenta. Molti i sentieri che si dirigono da Blevio alle varie frazioni ed alle vicine località a monte dell’abitato. Fra le Manifestazioni ricordiamo in giugno le regate di cannottaggio; in luglio la Festa Sociale a Capovico, nei giardini pubblici; in agosto la Festa ai monti e la Festa di San Rocco e l’8 settembre la Festa della Cappelletta.
PER SAPERNE DI PIÙ…
Risulta molto utile consultare le numerose pubblicazioni edite dalla Comunità Montana, i tre volumetti della pubblicazione "Andar per Borghi e Valli del Triangolo Lariano" dai quali il presente testo è liberamente tratto, e le tante monografie che presentano le varie caratteristiche del territorio.